venerdì 17 agosto 2012

ASILI ITALIANI-TEDESCHI A BERLINO

Inutile che io stia a scrivere un nuovo Post sull'argomento se già altri lo hanno fatto.
Quindi vi rimando alla pagina di Italiani a Berlino.it

Buona lettura e se qualcuo vuole aggiungere o commentare lo faccia per favore, di modo che rimangono i suggerimenti e le idee qui sul Blog afuturo ricordo.

ASILI E SCUOLE ITALO TEDESCHI A BERLINO

asiloitaliano
http://www.asiloitaliano.de ( ringrazio per la concessione della foto)

lunedì 6 agosto 2012

QUESTA E' LA MIA STORIA


Questa é la mia storia. Comincia quando ho ceduto alla richiesta del padre di mio figlio , dopo mesi di lotta , di fargli riconoscere il bambino.
Il padre, di origine algerina, é nato e vissuto in Francia. Ci siamo conosciuti a Londra nel 2005 quando ero lí per lavoro. La convivenza non é stata delle migliori. Sono stata umiliata, insultata e trattata come una schiava. Cosí sono scappata e, nonostante a Londra avessi due lavori sicuri, uno con bambini con special needs e un altro come educatrice art &craft, dopo un anno sono tornata, con il pancione, (ho smesso di lavorare al sesto mese di gravidanza) dalla mamma, a Pescara, in Italia . A marzo 2006  é nato l´amore della mia vita, Mattia.
Benché io in realtá sia un´artista, dopo il liceo scientifico ho avuto la brillante idea di iscrivermi a Giurisprudenza. Avevo un grande sogno, quello di diventare magistrato e di lavorare contro la mafia in Sicilia. Ma considerando che la giurisprudenza é la materia piú noiosa al mondo, mi sono laureata in criminologia con tesi “Abuso sui minori in famiglia” (dove di legge ce n´é davvero poca). Ho seguito decine di corsi e seminari sull´argomento. Ho anche iniziato un corso per diventare educatrice senza finirlo perché non potevo permettermi di studiare ma dovevo mantenere mio figlio.
Ho lavorato 4 anni a Roma in una ONG che si occupa di alfabetizzazione nel mondo, sono volontaria UNICEF  e Telefono Azzurro e inoltre lavoro con i bambini per cui so esattamente di cosa un bambino ha bisogno (o almeno spero).
Premesso questo, chiaramente ho voluto che Mattia avesse una famiglia. Certo una famiglia diversa dai normali canoni (ma poi, chi puó dire quale sia la “famiglia normale”?) ma con una mamma ed un papá. Ho sognato che parlasse tre lingue (italiano, francese ed inglese), che avesse  la possibilità di viaggiare. D´altra parte ha una mamma un po´zingara che ha fatto del viaggio e della scoperta di posti e persone nuove uno stile di vita. Cosí ho cercato di riallacciare i rapporti con quest´uomo (oddio, uomo é un parolone).
Nei primi 2 anni di vita di Mattia, il padre sará venuto a visitarlo in Italia 3 / 4 volte al massimo oltre a non aiutarmi economicamente.
Ovviamente non sono mancati i litigi quando lui era in visita. Primo per la circoncisione che lui riteneva necessaria, poi per il divieto per Mattia di mangiare il prosciutto (carne di maiale) perché lui é musulmano, oltre a mille minacce di portarmi via il bambino. Cosí presa dalla disperazione e dalla paura (io non ho paura di niente. Degli stupidi si peró. Da loro ti puoi aspettare di tutto), dopo mille peripezie, assistenti sociali e uffici su uffici riesco a sottoscrivere un accordo con quest´uomo che é stato poi ratificato dal Tribunale dei minorenni de L´Aquila (per le coppie di fatto é competente il tribunale dei minorenni, mentre per quelle sposate il tribunale civile) con il quale ho ottenuto l´affidamento esclusivo del bambino (questo nell´aprile 2007). Viene anche stabilito, di comune accordo col padre, oltre agli orari di visita (che io non ho mai rispettato, nel senso che quando era in Italia il padre poteva vedere il figlio senza nessun limite di tempo) anche il mantenimento del bambino: 300 euro mensili (che in Pound all´epoca erano una sciocchezza. Il padre guadagnava bene a Londra e poi aveva accettato di buon grado). Ma Mattia, questi soldi non li ha mai visti tranne che per i primi 3 mesi.
Ma perché tutto ció? Perché in Italia vige l´affidamento condiviso, che stabilisce l´affidamento congiunto (ossia alla madre e al padre) del minore.
Per qualsiasi cosa, dalla scuola all´ospedale e alle varie terapie cui Mattia veniva sottoposto, avevo bisogno in Italia della firma di questo padre (io lo chiamerei semplicemente donatore di spermatozoi in quanto non ha nulla a che vedere con la figura paterna).
Ma alla fine ce l´avevo fatta! Ero al settimo cielo.
Ero poi riuscita con un sotterfugio (io non dico mai bugie, ma quella volta é stato necessario) a farmi mettere Mattia sul passaporto.
Restava peró il problema economico. Il primo periodo di vita non ho potuto lavorare (come credo sia normale per una donna, madre da poco). Per crescere mio figlio ho dato fondo a quasi tutti i miei risparmi (io sono molto orgogliosa e non volevo alcun aiuto da parte della mia famiglia e poi, in quel periodo i miei rapporti con mia madre erano davvero pessimi per cui me la sono cavata da me).
I soldi peró sono finiti per cui sono stata costretta a mettere Mattia ad 8 mesi in un nido privato perché mia madre non voleva saperne di tenermi il piccolo e perché ovviamente non c´era posto in quello comunale. Potevo ricominciare a lavorare.
Ho fatto un sacco di lavori. Alcuni nemmeno pagati come é tipicamente italiano: “lavori? Bene. Ma se io a fine mese non ti pago non puoi farmi niente..perché sei a nero. Peró, visto che sei tu, ti posso dare solo questo. Prendere o lasciare..”. Ma davvero, di lavoro non ve n´era l´ombra.
Cosí ho cominciato a chiedere aiuto allo Stato. Io ho sempre pagato le tasse, ho sempre lavorato e mi sembrava giusto chiedere al mio Stato un aiuto.
Le ho provate tutte. Ma ogni volta ho avuto una porta sbattuta in faccia.
“Ha fatto male a far riconoscere il bambino, noi non possiamo aiutarla” - “lei ha una madre (mio papá é morto nel 2003 per incidente stradale) che la puó aiutare, noi non possiamo farlo. Ha visto quante persone chiedono aiuti? ” - “se ha problemi economici li chieda al padre i soldi”.. queste sono state le risposte che ho ricevuto sempre e ovunque. Un delirio ed un martirio infinito. A nulla sono valsi i miei tentativi di far comprendere che il padre non mi dava un centesimo. Oltre chiaramente alla mortificazione di chiedere dei soldi perché non riuscivo a trovare un lavoro (ma la Costituzione italiana non sancisce il lavoro come diritto?  Cosí come una vita dignitosa.. o almeno, questo ho imparato negli anni dell´universitá a Roma).
Mattia fin da piccolo ha avuto problemi di salute. Non cresceva. Ho dovuto interpellare molti specialisti per cercare di capire cosa fosse che non andava ed ogni volta erano botte da 180 euro (si fanno pagare gli specialisti che credete? E chi credete abbia pagato il conto? Io ovviamente).
Ho sempre tenuto informato il padre di tutto quello che succedeva al figlio, sperando di risvegliare  un barlume di umanitá in questo essere che non voleva darmi una mano a crescerlo e che, ancor piú gravemente, si disinteressava del figlio.
“Tu non avrai i miei soldi per fare i tuoi comodi” una volta mi disse.
Cosí, cercando di sopravvivere in un Italia ormai allo sfacelo (parliamo del 2008), alla fine sono riuscita a trovare un lavoro!!! Siii!! Un lavoro.
Ero felicissima. Solo che era un cocopro..
cocopro? E che sará mai? É contratto atipico ma sará un contratto come gli altri. Avrei toccato con mano quello che significava questo genere di contratto piú tardi. “Niente disoccupazione o pensione per i lavoratori parasubordinati” mi sono sentita dire alla sede dell´Inps dove mi recai per chiedere la disoccupazione dopo aver lavorato 2 anni (teatro con i bambini nelle scuole).
Sono stata in diversi uffici comunali per chiedere aiuto. Non avevo piú lavoro ma la fame di mio figlio e le sue esigenze non finivano. Non terminavano mai dopo 8 mesi come i miei contratti cocopro. Ho fatto davvero di tutto: dal call center all´animazione nei centri commerciali per riuscire a racimolare qualche soldo. A Mattia non é mancato mai nulla. Ha sempre avuto tutto. Ho cercato di sopperire alla figura paterna come meglio potevo ma ho dovuto combattere contro l´ignoranza di un paesello bigotto come Pescara in cui, se non hai un padre, sei un “diverso” degno di essere deriso. Deriso vuoi per via del cognome arabo, sghignazzato perché “tu non hai un padre, vero?”. Qui a Berlino ci sono coppie di tutti i generi. Omosessuali con  figli, padri o madri single, bimbi africani adottati da questi vichinghi tedeschi. Qui Mattia non ha avuto piú nessun problema e piú sopportato domande cretine.
Intanto Mattia aveva iniziato a frequentare la scuola materna. Altro disastro.
Maestre incompetenti che urlavano come disperate, attivitá didattiche assolutamente inesistenti e in piú Mattia stava imparando il dialetto. Il dialetto abruzzese che é orrendo e che io non ho mai parlato in tutta la mia vita (e che tra l´altro nemmeno capisco perfettamente). Intanto giá stavo decidendo di abbandonare il mio paese che ancora una volta mi aveva deluso. L´avevo fatto nel 1999 quando andai a Dublino e nel 2005 a Londra.
Io ho viaggiato parecchio e cercavo un posto dove poter crescere mio figlio nel migliore dei modi. In Spagna la situazione non era delle piú rosee, l´Inghilterra era troppo cara per una mamma single eppoi non é un buon posto dove crescere bambini. Credetemi. Lí io lavoravo nelle scuole e “ne ho viste di ogni” (apostrofando le parole di un eccelso cervello italiano).
Siccome ho un sacco di amici a Berlino dove sono venuta per anni in vacanza, l´ultimo periodo anche con Mattia, ho optato per la Germania.
Un giorno, per caso, apro il profilo del padre di Mattia su Skype (una volta che venne in Italia mi disse di essersi comprato un computer per parlare con il figlio via Skype, cosa ovviamente MAI successa) e che ti trovo?
La foto di questa persona in abito bianco con la moglie affianco.
All´improvviso tutto si é fatto piú chiaro. Non si faceva sentire da anni semplicemente perché si era dimenticato di suo figlio e si era fatto un´altra famiglia. Oddio. Tu sei libero di fare quello che vuoi ma come si puó dimenticare un figlio? Soprattutto dopo una lotta furibonda per riconoscerlo.
Cosí ho deciso, prima di venire qui, di intraprendere una causa contro questo uomo per togliergli la patria potestá. Dopo vari mesi di preparativi con l´avvocato il tutto parte fine 2009 inizi 2010.
A giugno 2010 arriviamo a Berlino. Mattia é supercontento. Con un po´di fortuna riesco a trovare un asilo tedesco (quelli italiani mi hanno fatto davvero tribolare...ma come poteva essere altrimenti?) e mi metto a studiare per imparare la lingua.
Arriviamo qui con gli ultimi soldi che mi erano rimasti, 2 valigie, il cane, il gatto e tanti sogni.
Non potete immaginare la mia piú totale sorpresa quando ho scoperto che qui ti danno 184 euro per ogni bambino e soprattutto che qui MI DANNO GLI ALIMENTI che il padre non mi versa e di cui lo stato italiano si é sempre lavato le mani lasciandomi nella completa disperazione.
Ma come? Io non sono cittadina tedesca eppure ho tutto questo? Non é possibile.
Capirai, io venivo dal VERO terzo mondo. Da un posto in cui la menzogna, la truffa, la corruzione, il ladrocinio, la mancanza assoluta di civilitá e diritti fanno da padrona.
Qui non ho avuto alcun problema. Qui le madri sono tutelate in primis.
Nessun problema con la scuola, con i medici e con qualsiasi cosa riguardasse Mattia. Ci sono io e questo basta. Il paese dei balocchi per me.. ci fossi venuta prima!!
Non ci potevo credere.. tutto cosí stupendamente corretto. Tutto funziona. Perfino i mezzi di trasporto passano in tempo e anche con la pioggia o con la neve.
Io sono una persona che rispetta le regole. Penso che regole siano indispensabile per il vivere civile perché, purtroppo, l´essere umano é un animale talmente tanto stupido da non poter vivere secondo le leggi di natura.
Questo é il mio habitat perfetto.
Tutto procede nel migliore dei modi. Mattia si integra perfettamente, impara ottimamente la lingua, si fa un sacco di amici e viene amato da tutti. Io da parte mia faccio del mio meglio, che vuoi, a 40 anni il cervello non é piu tanto elastico ma nonostante questo, riesco a prendere il B1 ed anche il lavoro inizia a dare le prime soddisfazioni.
A giugno succede un fattaccio. Cambiano le norme per il viaggio dei bambini. Non é piú sufficiente essere inseriti nel passaporto del genitore ma é necessario un proprio autonomo documento di identitá.
Il 24 febbraio 2012 a L´Aquila si svolgeva la causa contro il padre, quella per togliergli la patria potestá. Ovviamente quest´uomo non si presenta e il giudice mi assicura che nel giro di 3 mesi avrei ottenuto il provvedimento (perché secondo lui c´era tutto gli elementi per levargli ogni diritto).
Gioia infinita!! Finalmente i miei sforzi sono stati premiati. La giustizia trionfa sempre!!
Passano i giorni, i mesi, ma di questo provvedimento nemmeno l´ombra. Nel frattempo noi siamo sequestrati in Germania perché Mattia non ha il proprio documento. Ma io sono fiduciosa. Credo alle parole del giudice.. un giudice. Chi  puó essere  piú onesto, retto e sincero di un giudice?
Cosí compro i biglietti per far passare l´estate a Mattia in Italia con la nonna, al mare. Ha fatto un sacco di visite, esami su esami  qui allo Charité, analisi del sangue, risonanza magnetica.. se lo merita,  penso io (da cuore di mamma).
Il giorno della partenza (18 luglio 2012 ore 9.00 aeroporto di Tegel) si avvicina, ma di sto provvedimento manco l´ombra.
Chiamo il mio avvocato facendo presente la situazione, che noi siamo in carcere in Germania e vado in ambasciata a chiedere un documento autonomo per Mattia.
Lí sono stati gentilissimi e cordialissimi. Avrei ottenuto il documento in 2 settimane se fossimo stati iscritti all´AIRE ma aspettando la sentenza definitiva in Italia non l´avevo ancora fatto, altrimenti sarebbero sorti problemi di giurisdizione e questi anni di lotta per vedere riconosciuto un mio diritto (cioé quello di decidere di mio figlio considerando che lo cresco io) sarebbero andati a farsi benedire. Il Console peró puó farmi un lasciapassare per Mattia in modo da poter lasciare il suolo tedesco. In Italia faremo la carta di identitá. Il mio avvocato sollecita il tribunale ad emettere la sentenza.
Il 18 luglio verso le ore 15.30, ricevo il decreto del tribunale dei minorenni de L´Aquila. 
Si legge:  “ ritenuto che la condotta anche processuale del padre – inaffidabile nel ruolo genitoriale e privo oltre che di competenze genitoriali anche della necessitá affettiva nei confronti del figlio che, a causa della
assenza fisica ed emotiva del genitore, viene seriamente esposto al rischio di strutturare un disagio evolutivo - rende necessario affidare in maniera esclusiva il bambino alla madre (affidare in maniera esclusiva?? ma io ho giá  l´affidamento esclusivo!!). Incarica il servizio sociale di Pescara di effettuare una indagine socio-familiare sul nucleo e di relazionare anche in ordine alla possibilità di recuperare la figura paterna”.

Il mio avvocato mi ha dato delucidazioni in merito. Il primo giudice, quello che mi aveva ascoltato nella sentenza del 24 febbraio non sta piú al tribunale dei minori. Il nuovo giudice, forse non avendo letto  la documentazione allegata (chi puó dirlo) ha ritenuto opportuno non togliere la patria potestá, in quanto a questo pover´uomo deve essere data un´altra possibilitá. La legge italiana infatti stabilisce la perdita della patria potestá solo per gravissimi motivi secondo i quali sarebbe addirittura piú dannoso al bambino la presenza del padre che la sua assenza.
Non ci posso credere! Dopo 4 anni di lotta ho un provvedimento identico a quello che avevo giá. In piú, noi siamo in Germania (e questo é chiaramente scritto negli atti processuali) quali servizi sociali dovrebbero venire a indagare?
Roba da pazzi.
Oltre il danno la beffa. Ho perso circa 400 euro di biglietti aerei ovviamente non rimborsabili e Mattia non puó lasciare il territorio tedesco perché per la legge italiana l´affidamento esclusivo non permette di ottenere un documento senza la firma del padre. Se Mattia torna in Italia poi non puó piú rientrare in Germania.
Il 20 Luglio ci siamo iscritti all´AIRE e dopo 2 giorni Mattia aveva il suo passaporto richiesto con urgenza.
In Germania, a differenza che in Italia, é stato sufficiente l´affidamento esclusivo per averlo.
L´incubo é finito. Siamo finalmente liberi.

Certo non per merito dell´Italia, il nostro paese, che tanto mi ha deluso e che davvero non credo rivedró con gioia. Ho fatto il passaporto per questo motivo. Ce ne andremo in altri paesi per le vacanze estive anche se, per me, l´Italia resta davvero il paese piú bello del mondo (artisticamente e paesaggisticamente) purtroppo con seri problemi che  vedo dura risolvere.
Una volta una mia amica che vive qui a Berlino mi ha detto :”Simo, dai che tra 30 anni faremo solo le vacanze in Italia come vere signore tedesche in pensione”. Mai parole sono state piú vere.


p.s. I problemi di Mattia si sono risolti, la sua ipofisi ha ricominciato a funzionare e la sua crescita riprenderà. Questa é la cosa che piú conta per me. Tutto il resto,  é noia.



Simona Grimani