sabato 28 dicembre 2013

PETER PAN, l'eterno bambino del Berliner Ensemble


“quando si è bambino, prima di  avere  la capacità di parlare, si è senz'altro in grado di capire la lingua delle galline e delle anatre, dei cani e dei gatti. il loro linguaggio  è comprensibile quanto quello di mamma e papà. il nonno si trasforma in un cavallo, con le gambe lunghe e la coda e il suo bastone nitrisce …crescendo, perdiamo questa capacità, ma esistono delle persone  ce l'hanno per più tempo di altri,  queste persone li chiamiamo degli eterni bambini.”  Hans Christian Andersen

Se volete fare un regalo grandioso ai vostri bambini al ritorno dalle feste, e di sicuro anche a voi, non perdetevi le repliche di “Peter Pan”, spettacolo teatrale messo in scena dal Berliner Ensemble, la compagnia teatrale del celebre teatro berlinese nato con Bertold Brecht, con la regia di Robert Wilson e le musiche delle CocoRosie.
Ho avuto la fortuna di vedere l’ultima replica autunnale dello spettacolo: dall’inizio alla fine sono stata “rapita” da questo mondo fantastico reso perfettamente dalla regia di Wilson, fiabesca, simbolica ed originalissima, e dagli attori eccezionali. Ma la caratteristica principale di questo lavoro è il grande utilizzo dei suoni e delle musiche che hanno catturato l’attenzione ed hanno entusiasmato me e soprattutto i piccoli spettatori che mi erano accanto.



Dall’inizio non c’è sipario, ma sul palco è già presente la prima protagonista della favola: l’ombra perduta di Peter! Wilson, in maniera mirabile, fa in modo che tutti i personaggi della storia vengano visti insieme e presentati nel prologo, in maniera assolutamente originale e caratteristica: abbiamo la famiglia Darling, con Nana sotto le sembianze di tre simpaticissime “cameriere” che ovviamente non parlano ma abbaiano, Michael, John e Wendy, l’altra protagonista, resa da Wilson moltò più reale rispetto alla conosciutissima favola Disney, più simpatica, capricciosa e vivace, i bambini bambini sperduti, amici fidati di Peter, tutti rossi ma ognuno con una propria caratteristica, Spugna e i Pirati, grigi e neri, anche loro reinterpretati magnificamente; Peter Pan, furbetto glitterato, un moderno bambinone, Capitan Uncino, l’adulto cattivo qui reinterpretato però in chiave languida e ambigua, ed infine Campanellino, o anche Trilly, la vera protagonista della favola e anche dello spettacolo di Wilson, la mediatrice, la piccola e buffissima e preziosa amica di Peter, la parte di noi che malgrado adori il nostro lato bambino, capisce quanto sia importante crescere.

Peter Pan è anche la favola del legame: Peter Pann ed i bambini sperduti non sanno cosa sia una mamma, non hanno mai provato cosa significhi ascoltare una ninna nanna ed essere coccolati tra due braccia sicure....sarà Wandy a fargli scoprire che il legame con i genitori e con il mondo degli adulti  è quanto di più importante possa esserci per imparare a diventare grandi.

Ogni scena ed ogni personaggio, sono caratterizzati da una tipologia di suoni e di stili musicali: le CocoRosie e Wilson insieme hanno perfettamente re-inventato gli umori, le emozioni, e le diverse personalità messe in scena. Così Trilli, interpretata magnificamente da un attore, apre la scena con “Dark Angle Song”, un pezzo vocalmente difficile, lirico, che mette subito in chiaro la personalità della piccola fatina. Anche Wendy viene presentata con il suo primo brano “Here I am”, “...Here I am, shadow of my mother...”, che canta nella sua cameretta, dopo una esilarante scena con le tre “Nana” fatta tutta  di suoni e movimenti, e Peter entra nella stanza rispondendo con il brano “I lost my Shadow” ed è il primo incontro tra i due che duettano splendidamente  in un’atmosfera incantata. Così Peter li guida verso l’isola che non c’è e Wilson trova il modo di farli volare su delle nuvolone bianche, spinte lentissimamente.


La favola continua nella seconda scena: i Bambini Sperduti si lanciano in un brano dal ritmo funk “We’re the lost boy”, saltellando con le loro acconciature rosse, chi alto e snello, chi basso e rotondetto, chi piccolo e furbo....uno spettacolo da vedere! Un’altro pezzo stupendo della piccola fatina Trilli è “Showed You how to fly”: la scena improvvisamente cambia e ci ritroviamo davanti agli occhi una enorme lampadina con la piccola fatina al suo interno! La luce, la vita, l’energia vitale!

La terza scena di apre con un brano hip hop cantato dalla tribù degli indiani ed è stata per me la parte più esilarante della serata, “Hande in die luft”.



La scena fantastica continua con l’ingresso delle sirene, con le loro lunghe code squamose e i lunghi capelli, appollaiate sugli scogli: i suoni qui fanno da padroni perchè ricreano un’atmosfera da grotta incantata.....le sirene cantano e vocalizzano strani suoni.....Uncino intona qui un canto che caratterizza la sua natura di “cattivo della storia” , “Tip Toe” insieme ai suoi due scagnozzi  pirati. La quarta scena si apre con il brano “Yo Mama”, sempre molto funky e ritmicamente coinvolgente, cantato da Wandy e i bambini perduti, che ballano sulla scena e si muovono in tutto lo spazio. Intanto la scenografia ci ha traghettati dalla grotta delle sirene nella tana di Peter, intorno ad una grande tavolata! Qui Wandy, ora più dolce che capricciosa, canta la fantastica “One by One”, la ninnananna che fà comprendere ai bimbi perduti cosa possano essere le coccole di una mamma.....

Intanto Uncino trama vendetta nei confronti di Peter e in un momento di intimità intona la languida “I’ll Make him into a man”.
La scena finale, prima del rientro a casa, è ovviamente ambientata sulla barca dei pirati ed è anche questa divertentissima, con la partecipazione del Coccodrillo, che se la ride!

Infatti i piarati, uno ad uno si buttano in mare, grazie allo stratagemma di Peter che, con l’aiuto dei suoni e delle eco,  imita la voce del capitano!

L’ultima scena si apre con uno stupendo blues cantatato da Mr. Darling, “Father’s blues song”, che si dispera per la scomparsa dei suo piccoli...quando finalmente dalla finestra irrompono Wandy e gli altri bambini, seguiti da Peter. La scena si conclude con uno splendido duetto “The goodbye” e l’epilogo, una specie di morale cantata da tutti i personaggi, “To die would be an awfully great adventure”.
I suoni e la musica fanno da padroni in questo spettacolo, pensato per i più piccoli ma grandioso anche per gli adulti (il teatro era pieno anche di “teste bianche”!). Una specie di musical...in reltà molto di più, messo in scena magistralmente da uno dei più grandi registi teatrali e da una compagnia che ha fatto storia, vi lascio immaginare! Durante l’intervallo ho avuto modo di avvicinarmi e parlare con i musicisti: i timbri utilizzati vanno dalla tastiera, alle percussioni di ogni genere, all’arpa, all’organo, al sintetizzatore, al violino, clarinetto, trombone...insomma, una ricchissima gamma di suoni per accompagnare e definire alla perfezione personaggi e scene. Potete vedere qui qalche foto scattata sotto al palco.





Non perdetelo assolutamente: 7-8-27-28 gennaio 2014. 
Qui trovate  orari ed info: http://www.berliner-ensemble.de/index
Cosigliato per bimbi da 4 anni e per adulti di tutte le età!